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Fotografare e documentare progetti sociali vuol dire imparare a vedere le persone. Comprendere i loro sguardi, catturare un’atmosfera e restituirla nelle immagini.

Per la foto e per questo testo, oggi rubo l’ispirazione a un “compito”, un esercizio di interpretazione che ho visto svolgersi nel corso di un “laboratorio” educativo presso l’Associozione IL RESPIRO” di Canegrate in provincia di Milano. Tatiana, educatrice e responsabile del progetto, ha chiesto ai ragazzi di raccontare a parole loro “l’innamorarsi”. Quello che ne è uscito è purezza, ingenuità, freschezza dei primi batticuore che si vivono da adolescenti.

Io ero stato chiamato a documentare il progetto di educazione all’autonomia: dovevo, come è il mio mestiere, fotografare e fare il reportage delle giornate, ma anche e soprattutto fotografare le persone, sbirciare il loro essere.

Se non vedo le persone, le fotografie non sono buone. Se non colgo lo spirito del racconto al quale sto assistendo, se non capisco che cosa sta succedendo attorno a me, le fotografie avranno dei difetti: saranno come scatti fuori fuoco, magari anche tecnicamente perfette, ma incomprensibili.

Non voglio confondere le idee. La tecnica fotografica è una parte importante del mio lavoro, conoscerla rende un servizio o un reportage degno di questo nome.

Nella fotografia di progetti di documentazione, siano essi sociali o meno, nello specifico, conoscere la tecnica fotografica, quindi conoscere il ritratto fotografico, sapere cogliere immagini in movimento e sapere sfruttare e conoscere la luce, è un requisito fondamentale.

Irrinunciabile prerequisito, però, è la passione, una sensibilità speciale che viene solo se si è innamorati del proprio lavoro e se ci lascia, almeno un poco, coinvolgere dalla situazione che vogliamo documentare.

Oggi scrivo questo post perché voglio ringraziare Tatiana e i ragazzi: anime meravigliose che sono felice di aver incontrato, persone dal cuore puro che mi hanno permesso di vivere, mentre documentavo questo meraviglioso progetto, un’esperienza emozionante e indimenticabile, non solo come fotografo.

Per questo ho scelto questo particolare biglietto d’amore: uso questa foto come corredo all’articolo perché credo che racchiuda un messaggio definitivo.

Per me, fotografare vuol dire innamorarsi, ancora, una volta, del lavoro difficile e splendido con l’obiettivo.

Innamorarsi è in fondo l’augurio che faccio a chiunque, e non parlo di solo innamoramento verso una persona, ma innamorarsi di ogni nostra passione, di ogni momento, di ogni gesto, di ogni desiderio che ci porta a un fine e in una direzione.

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Foto di Andrea Lavaria per Associazione Il Respiro – @ tutti i diritti riservati Andrea Lavaria -menzione del nome dell’Autore obbligatoria ai sensi legge 633/41

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